Con riguardo alle domande di risoluzione del contratto di locazione e di condanna del conduttore al pagamento dei canoni, dev’essere negata la legittimazione attiva del comproprietario del bene locato “pro parte dimidia”, ove risulti l’espressa volontà contraria degli altri comproprietari, considerato che, in detta situazione, resta superata la presunzione che il singolo comunista agisca con il consenso degli altri, e, quindi, cade il presupposto per il riconoscimento della sua abilitazione a compiere atti di utile gestione rientranti nell’ordinaria amministrazione della cosa comune.

Cassazione civile, sez. III, 13 Aprile 2017, n. 9556. Est. Dell’Utri.