Nel condominio degli edifici, il datore di lavoro-committente va individuato nella persona dell’amministratore condominiale pro tempore, che in nome e per conto del condominio, affida lavori, servizi e forniture all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi. In sostanza il datore di lavoro è il soggetto che conferisce l’incarico lavorativo, ne cura l’esecuzione e ne paga il corrispettivo.

Per datore di lavoro-committente si intende il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa, in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. La Corte di Cassazione ha ricordato come l’amministratore di condominio assuma la posizione di garanzia propria del datore di lavoro nel coso in cui proceda direttamente all’organizzazione e direzione dei lavori da eseguirsi direttamente nell’interesse del condominio stesso (Cass. Pen., Sez. 3, 15 ottobre 2013, n. 42347). Infatti, l’affidamento dei lavori in appalto non esonera completamente l’amministratore da qualsivoglia obbligo, ben potendo egli assumere, in determinate circostanze, la posizione di committente ed essere, come tale, tenuto quanto meno all’osservanza degli obblighi di seguito esposti.

Le parti comuni del condominio, come il cortile, l’androne, i vani scale devono considerarsi luoghi di lavoro qualora vengano utilizzati per effettuare lavori di pulizia, manutenzione ordinaria, impianti elettrici, manutenzione di ascensori, gestione della centrale termica, oltre ai lavori di manutenzione straordinaria.

Gli obblighi preventivi a carico dell’amministratore-committente: individuazione del soggetto affidatario, verifica dell’idoneità tecnico professionale e doveri di informazione

Procediamo alla disamina dei principali obblighi sussistenti in capo all’amministratore di condominio per l’ipotesi di affidamento di lavori con contratti d’appalto o d’opera.

Anzitutto, il committente è tenuto a verificare l’idoneità-tecnico professionale e l’affidabilità del soggetto affidatario in relazione alla natura dei lavori da eseguire. In pratica il datore di lavoro-committente, prima di affidare un incarico lavorativo, deve accertarsi che la ditta appaltatrice abbia le competenze tecniche per eseguirlo, rispondendo in caso contrario della cosiddetta “culpa in eligendo” (Cass. Pen., Sez. 3, 15 ottobre 2013, n. 42347). L’obbligo di accertamento scatta durante le trattative negoziali, nella fase antecedente alla stipula del contratto d’appalto. Tale accertamento preventivo avviene mediante l’acquisizione del certificato di iscrizione alla Camera di commercio, con l’aggiunta dell’autocertificazione dell’impresa appaltatrice (o dei lavoratori autonomi) del possesso dei requisiti di idoneità tecnico-professionale. La giurisprudenza ha chiarito che l’autocertificazione del soggetto affidatario non può limitarsi ad una generica attestazione circa il possesso dei requisiti adeguati allo svolgimento dei lavori, ma deve assumere contenuti specifici e dettagliati (Cass. Pen. sez. IV, 21 settembre 2009; Trib. Milano, 25 gennaio 2000). Tuttavia, una volta acquisita la documentazione prescritta, il committente pare esonerato dallo svolgimento di ulteriori verifiche e soprattutto dal controllo sulla veridicità delle dichiarazioni.

Più oltre vedremo che è prevista invece una verifica d’idoneità più rigorosa, a carico del committente (o del responsabile dei lavori), nell’ambito dei cantieri temporanei mobili. Del resto, in questo caso, è lo stesso legislatore a specificare la nozione di “idoneità tecnico professionale”, che identifica “il possesso di capacità organizzative, nonché disponibilità di forza lavoro, di macchine e di attrezzature, in riferimento ai lavori da realizzare”. La speciale disciplina del settore edile stabilisce esattamente le modalità dell’accertamento in base all’All. XVII del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m., Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (di seguito TUS), anche se – nei piccoli cantieri (di entità presunta inferiore a 200 uomini-giorno) – si ritorna alla regola base esposta nel paragrafo precedente.

L’altro obbligo di carattere preventivo, posto a carico del committente, riguarda l’informazione dettagliata sui rischi specifici dell’ambiente di lavoro, nonché sulle misure di prevenzione e di gestione dell’emergenza adottate nella propria azienda. L’obbligo di informazione sui rischi dell’ambiente di lavoro determina a carico del committente una posizione di garanzia e di controllo dell’integrità psicofisica anche dei lavoratori dipendenti dell’appaltatore (Cass. Pen., sez. IV, 30 marzo 2004).

L’oggetto dell’informazione preventiva da parte del committente sono testualmente i “rischi specifici”, ovvero quelli particolari o singolari presenti nei luoghi di esecuzione dell’appalto (Cass. Pen., sez. IV, 3 ottobre 2007, n. 35135). Ciò lascia intendere che non sia necessario estendere l’informativa anche rispetto alle comuni e ordinarie tipologie di rischio riscontrabili in ogni ambiente di lavoro.

Gli obblighi di cooperazione e coordinamento durate l’esecuzione dei lavori

Le misure di prevenzione dei rischi derivanti dall’attività lavorativa che è oggetto dell’appalto o del contratto d’opera consistono nell’“informazione”, nella “cooperazione” e nel “coordinamento” tra i diversi soggetti coinvolti nell’esternalizzazione.

L’amministratore di condominio committente ha una serie di obblighi positivi di verifica, informazione, cooperazione e coordinamento, sicché è responsabile per fatto proprio degli eventi lesivi eventualmente derivati dalla loro inosservanza (Cass. Pen., sez. IV, 30 settembre 2008, n. 41815). E’ ovvio però che la protezione del lavoratori riguardi solo i rischi derivanti dall’interferenza delle attività in regime di affidamento, restando esclusi i rischi specifici propri dei singoli datori e lavoratori autonomi.

Tale attività di collaborazione reciproca del committente e dei soggetti affidatari si esprime, in concreto, attraverso l’elaborazione del DUVRI (documento unico di valutazione dei rischi) contenente la valutazione dei rischi e le misure adottate per eliminare o, ove ciò non sia possibile, per ridurre al minimo i rischi d’interferenza. Il committente dunque, è tenuto ad assumere l’iniziativa per la redazione del documento, fornendo le indicazioni operativo gestionali per il contrasto dei rischi interferenziali, restando assoggettato alla conseguente responsabilità anche penale in caso d’omissione. Peraltro, sebbene l’iniziativa sia riconosciuta al committente, non v’è dubbio che il dovere di elaborare il DUVRI debba essere assolto congiuntamente da tutti i datori di lavoro coinvolti.

Il DUVRI va allegato al contratto d’appalto e diventa parte integrante dello stesso, assumendo carattere vincolante per tutte le parti stipulanti e coinvolte nell’affidamento e deve essere adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture.

I principali scopi del DUVRI sono: valutare i rischi derivanti dalle interferenze reciproche dovuti alle due diverse attività (ad esempio uso di sostanze pericolose, formazione di scintille in ambienti con rischio esplosione, presenza di rischio chimico, manomissione e intralcio delle vie di fuga, etc.); indicare le misure adottate per eliminare i rischi da interferenza; indicare le misure adottate per ridurre al minimo i rischi non eliminabili; verificare che le maestranze incaricate dei lavori siano in possesso dei requisiti tecnici adeguati; accettare che le maestranze incaricate dei lavori siano in regola con le posizioni assicurative INAIL; individuare i costi della sicurezza.

I rischi interferenziali possono sussistere sia  fra lavoratori del committente e quelli delle ditte appaltatrici, sia dei lavoratori delle ditte appaltatrici fra di loro. Pertanto, in caso di assenza di lavoratori dipendenti o ad essi equiparati che prestino attività lavorativa per conto del condominio, l’amministrazione non è tenuta ad elaborare il DUVRI. L’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici, con determinazione n. 3 del 3/03/2008 afferma che si parla di interferenza nella circostanza in cui si verifica un contatto rischioso tra il personale del committente e quello dell’appaltatore o tra il personale delle imprese diverse che operano nella stessa sede aziendale con contratti differenti. L’Autorità di Vigilanza indica inoltre che fra i rischi interferenziali si possono considerare, a mero titolo esemplificativo: – quelli derivanti da sovrapposizioni di più attività svolte da operatori di appaltatori diversi; – quelli immessi nel luoghi di lavoro del committente dalle lavorazioni dell’appaltatore; – quelli esistenti nel luogo di lavoro del committente, ove è previsto che debba operare l’appaltatore, ulteriori rispetto a quelli specifici dell’attività propria dell’appaltatore; – quelli derivanti da modalità di esecuzione particolari richieste esplicitamente dal committente (che comportino pericoli aggiuntivi rispetto a quelli specifici dell’attività appaltata).

La mancata elaborazione del Documento unico di valutazione dei rischi, laddove obbligatoria, e quindi la mancata valutazione dei possibili rischi derivanti dalle interferenze tra il personale dipendente del committente e quello dipendente dell’appaltatore è un fatto di per sé produttivo di responsabilità penale nel caso si verifichi un infortunio (cass. Pen., n. 5420/2012).

La ipotesi di esonero dall’obbligo di elaborazione del DUVRI

L’obbligo di redigere il DUVRI non riguarda i servizi di natura intellettuale, le mere forniture di materiali o attrezzature, nonché i lavori o i servizi la cui durata non sia superiore a due giorni, mentre permangono i doveri di informazione, l’obbligo di cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto e l’obbligo di coordinare gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori qualora operino contemporaneamente più imprese nell’esecuzione dell’opera complessiva.

Resta salva l’ipotesi in cui – nonostante la tipologia dei servizi e delle opere a scarso impatto per la sicurezza – siano presenti rischi elevati connessi ad agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o altri rischi particolari indicati nell’All. XI del TUS (in riferimento ai cantieri mobili o temporanei).

L’indicazione dei costi per la sicurezza

Connesso all’obbligo di elaborare il DUVRI è anche il dovere d’indicare specificatamente nel contratto d’affidamento gli oneri economici per la sicurezza sul lavoro. La stima dei costi dovrà essere congrua rispetto alle misure di prevenzione e di protezione da adottare, con l’indicazione analitica delle voci (a corpo o a misura), mentre va esclusa la possibilità di utilizzare criteri percentuali o a forfait. L’indicazione degli oneri per la sicurezza è obbligatoriamente inserita nel contratto di affidamento e prescritta a pena di nullità, ai sensi dell’art. 1418 c.c. Tale obbligo non si applica per i contratti di somministrazione di beni e servizi essenziali, purché non comportino lavori edili o di ingegneria civile previsti dall’All. X del TUS.

Gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro: la delega di funzioni e gli Obblighi del datore di lavoro non delegabili

La delega di funzioni da parte del datore di lavoro, ove non espressamente esclusa, è ammessa con i seguenti limiti e condizioni: a) che essa risulti da atto scritto recante data certa; b) che il delegato possegga tutti i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate; c) che essa attribuisca al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate; d) che essa attribuisca al delegato l’autonomia di spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni delegate; e) che la delega sia accettata dal delegato per iscritto.

La delega di funzioni non esclude l’obbligo di vigilanza in capo al datore di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite.

Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività: a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del relativo documento; b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi.

*** ***

I Cantieri temporanei o mobili. I compiti e gli obblighi prevenzionistici del committente (o del responsabile dei lavori)

Il testo unico al Titolo IV, pone disposizioni specifiche relative alle misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori nei cantieri temporanei o mobili in cui si effettuano lavori edili o di ingegneria civile, ovvero la costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le parti strutturali delle linee elettriche e le parti strutturali degli impianti elettrici, le opere stradali, idrauliche, e solo per la parte che comporta lavori edili o di ingegneria civile, le opere di bonifica, di sistemazione forestale e di sterro. Non sono tali invece, i lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento che non comportino lavori edili o di ingegneria civile.

Qualora tali opere siano realizzate in condominio, l’amministratore assume la qualità di committente in quanto soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata.  Il committente può parzialmente liberarsi dal particolare e rigoroso regime di responsabilità di cui è gravato, attraverso la nomina del responsabile dei lavori. Infatti, secondo la giurisprudenza, il committente rimane il soggetto obbligato, in via originaria e principale, all’osservanza degli obblighi in materia di sicurezza, essendo titolare di un’ampia posizione di garanzia nei confronti dei lavoratori utilizzati nella realizzazione dell’opera, ai quali deve assicurare, in caso di inadempienza delle altre figure (datori di lavoro, dirigenti, preposti), l’adozione delle misure idonee alla tutela.

Tra i compiti fondamentali del committente o del responsabile dei lavori figura l’obbligo di rispettare i principi e le misure generali di tutela in materia di sicurezza (elencate all’art. 15 del TUS) nelle fasi di progettazione dell’opera e, in particolare, al momento delle scelte architettoniche, tecniche ed organizzative, nonché all’atto della previsione della durata di realizzazione dei lavori.

Nell’ipotesi in cui sia prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, il committente (o il responsabile dei lavori se nominato) nomina il coordinatore per la progettazione dell’opera e il coordinatore per l’esecuzione dei lavori. Il conferimento dell’incarico a tali figure professionali è doveroso e, in mancanza, espone all’applicazione delle gravi sanzioni penali che saranno di seguito esaminate.

Il conferimento dell’incarico ai coordinatori ed i relativi nominativi devono essere comunicati a tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera (imprese affidatarie, imprese esecutrici e lavoratori autonomi). Il committente (o il responsabile dei lavori) ha facoltà di svolgere direttamente o in via di sostituzione, i compiti propri di entrambi i coordinatori in materia di sicurezza, purché ovviamente sia in possesso dei necessari requisiti tecnico-professionali per l’assolvimento di tale ruolo).

La verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese e la trasmissione dei documenti all’autorità concedente

L’amministratore di condominio committente (o il responsabile dei lavori) deve verificare l’idoneità tecnico-professionale, e quindi l’affidabilità delle imprese e dei lavoratori autonomi, ai fini dell’esecuzione dell’opera (Cass. Pen., sez. IV, 14 gennaio 2008). In caso di violazione di tale obbligo, è prevista la responsabilità penale del committente. Le modalità di tale verifica sono indicate all’all. XVII del TUS. Tuttavia, in caso di lavori ove non siano presenti rischi particolari (vedi all. XI) e il cantiere preveda un limite massimo di 200 uomini-giorno, il possesso del requisito professionale si presume sulla base della presentazione, da parte delle imprese e dei lavoratori autonomi, del certificato d’iscrizione alla Camera di commercio e di un’autocertificazione in ordine al possesso dei documenti richiesti dall’all. XVII.

Inoltre, le imprese esecutrici sono tenute a comprovare l’utilizzo di forza lavoro regolare e il rispetto della disciplina di tutela del lavoro subordinato, fornendo al committente o al responsabile dei lavori: a) la dichiarazione dell’organico medio annuo corredata dalle denunce agli enti previdenziali; b) la dichiarazione relativa al contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e applicato ai lavoratori subordinati.

Infine, il committente (o il responsabile dei lavori) deve trasmettere (prima dell’inizio dei lavori) all’amministrazione concedente il permesso di costruire o destinataria della D.I.A.: a) copia della notifica preliminare (di cui all’art. 99 del TUS); b) il DURC delle imprese e dei lavoratori autonomi; c) una dichiarazione attestante l’avvenuta verifica dell’ulteriore documentazione richiesta dalla legge in ordine ai requisiti d’idoneità tecnico-professionale e alle condizioni di lavoro. L’omessa trasmissione della documentazione è sanzionata con una pena amministrativa pecuniaria (Cass. Pen., sez. IV, 13 maggio 2009, n. 35630).

 L’incarico conferito dal committente al responsabile dei lavori e i limiti della delega di funzioni

Il committente è esonerato dalle responsabilità connesse all’adempimento degli obblighi limitatamente all’incarico conferito al responsabile dei lavori

La designazione del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l’esecuzione dei lavori, non esonera invece il committente o il responsabile dei lavori dalle responsabilità connesse alla verifica dell’adempimento dei relativi obblighi, così da non incorrere in eventuale “culpa in vigilando”.

Pertanto, qualora il committente non intenda o non sia in grado di gestire il modo adeguato il suo ruolo di garanzia, può nominare un soggetto destinato a svolgere i compiti ad esso attribuiti.

Tale effetto esimente, opera tuttavia limitatamente all’incarico conferito e pertanto dipende dall’effettivo contenuto della delega di incarico conferita al responsabile dei lavori (Cass. Pen., sez. III, 25 gennaio 2007, n. 7209). L’incarico infatti, può riguardare, in tutto o in parte, la fase progettuale, quella esecutiva, nonché la vigilanza o il controllo sull’esecuzione dell’opera. Da ciò consegue che l’incarico di delega deve accompagnarsi anche all’attribuzione dei poteri decisori, gestionali e di spesa occorrenti nel caso concreto (Cass. Pen., sez. IV, 14 gennaio 2010, n. 1490). In sintesi, i presupposti per l’esonero della responsabilità a beneficio del committente sono: a) la nomina di un responsabile dei lavori; b) la tempestività della nomina in relazione agli adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro; c) l’individuazione del contenuto e dell’estensione della delega ai fini dell’espletamento degli adempimenti di legge.

Le sanzioni penali

Le sanzioni penali previste a carico del committente (o del responsabile dei lavori) sono accorpate in tre fasce di gravità omogenea relative: a) all’obbligo di designazione del coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione; b) alla mancata verifica dell’operato dei coordinatori e dell’idoneità tecnico professionale dei soggetti coinvolti; c) alla mancata comunicazione agli organi di controllo.

Il committente o il responsabile dei lavori sono puniti con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.740,00 a 7.014,40 euro per la violazione dell’obbligo di designare, nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici anche non contemporanea, il coordinatore per la progettazione, contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione, nonché,  prima dell’affidamento dei lavori, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori che sia in possesso del titolo di studio e degli attestati di formazione o di esperienza professionale nel settore della sicurezza. La nomina del coordinatore per l’esecuzione diviene obbligatoria anche nel caso in cui l’affidamento dell’esecuzione dei lavori, inizialmente affidato ad un’unica impresa, venga poi affidato, in tutto o in parte, a più imprese. In tal caso, la nomina dovrà avvenire prima dell’affidamento dei lavori alle nuove imprese chiamate ad affiancare la prima assegnataria.

Il secondo gruppo di condotte prevede che il committente o il responsabile dei lavori siano puniti con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.096 a 5.260,80 euro, nel caso di affidamento dei lavori ad un’unica impresa o ad un lavoratore autonomo, per la mancata verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare.

Le modalità di tale verifica sono disciplinate all’allegato XVII del TUS. Nei cantieri la cui entità presunta è inferiore a 200 uomini-giorno e i cui lavori non comportano rischi particolari (di cui all’ allegato XI del TUS), detto requisito si considera soddisfatto mediante presentazione da parte delle imprese e dei lavoratori autonomi del certificato di iscrizione alla Camera di commercio e del documento unico di regolarità contributiva, corredato da autocertificazione in ordine al possesso degli altri requisiti previsti dall’allegato XVII del TUS.

Inoltre, le predette sanzioni si applicano qualora risulti accertata la responsabilità del committente (o del responsabile dei lavori) per omessa o non diligente verifica dell’adempimento da parte dei due coordinatori degli obblighi cui gli stessi sono tenuti.

La vigilanza sull’operato del coordinatore per la progettazione ha ad oggetto la redazione del piano di sicurezza e di coordinamento, la predisposizione di un fascicolo adatto alle caratteristiche dell’opera e contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, nonché l’obbligo di coordinare in sede di progettazione dell’opera le scelte architettoniche, tecniche ed organizzative, ivi compresa l’indicazione della durata di realizzazione, relative ai lavori destinati a svolgersi simultaneamente o successivamente, al fine di permettere la pianificazione della relativa esecuzione in condizioni di sicurezza. Rispetto all’attività del coordinatore per l’esecuzione, l’obbligo di verifica del committente (o del responsabile dei lavori) deve sussistere per tutti gli adempimenti ad esso relativi.

La designazione del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l’esecuzione dei lavori, non esonera il committente o il responsabile dei lavori dalle responsabilità connesse alla verifica dell’adempimento dei loro obblighi.

Inoltre, il committente o il responsabile dei lavori affidati in subappalto potranno essere chiamati a rispondere della mancata corresponsione da parte del datore di lavoro dell’impresa affidataria di quanto dovuto alle imprese esecutrici. Anche in tal caso infatti, sono chiamati in qualità di garanti, ad assicurare il pagamento degli oneri relativi agli apprestamenti, agli impianti e alle attività per la sicurezza che siano effettuati dalle imprese sub-appaltatrici.

Parimenti, sempre a pena di responsabilità penale, devono assicurare che il datore di lavoro dell’impresa affidataria, i dirigenti ed i preposti siano in possesso di una formazione adeguata allo svolgimento degli obblighi che il TUS pone a carico delle imprese titolari del contratto di appalto.

Infine, il terzo gruppo di sanzioni, configura una sanzione amministrativa pecuniaria da 548 a 1.972,80 euro per le ipotesi in cui i committenti o il responsabile dei lavori non provvedano ad una serie di adempimenti formali. In primo luogo, per la violazione dell’obbligo di comunicare alle imprese affidatarie, alle imprese esecutrici e ai lavoratori autonomi, il nominativo del coordinatore per la progettazione e quello del coordinatore per l’esecuzione dei lavori.

Inoltre, detta sanzione è prevista per la violazione (anche nel caso di affidamento dei lavori ad un’unica impresa o ad un lavoratore autonomo) dell’obbligo di trasmettere prima dell’inizio dei lavori, all’amministrazione concedente il permesso di costruire o destinataria della D.I.A., di copia della notifica preliminare (di cui all’art. 99 del TUS) e del documento unico di regolarità contributiva delle imprese e dei lavoratori autonomi.

Il committente (o il responsabile dei lavori) deve altresì inviare una dichiarazione attestante l’avvenuta verifica della documentazione relativa all’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, e della dichiarazione dell’organico medio annuo o, nei casi in cui è previsto, del documento unico di regolarità contributiva.

Ove, l’amministratore venga chiamato a rispondere penalmente della violazione dei precetti sanciti dal D.Lgs. n. 81/2008 il Giudice, ricorda la Cassazione, dovrà considerare però, che il fatto che egli abbia agito nella peculiare qualità di amministratore di un condominio, costituisce una circostanza di decisivo rilievo ai fini dell’affermazione della penale responsabilità, non potendosi prescindere dal ruolo effettivamente svolto dall’amministratore nella stipulazione del contratto e nella sua successiva attuazione, considerando anche l’ambito di autonomia di azione di cui egli eventualmente disponeva ed i poteri decisionali concretamente attribuiti (Cass. Pen., Sez. 3, 15 ottobre 2013, n. 42347). Pertanto, non può essere comminata alcuna sanzione penale se l’illecito è commesso in esecuzione di una valida delibera dell’assemblea condominiale cui l’amministratore è tenuto a dare esecuzione senza margini di discrezionalità ed autonomia.

Dott. Daniele D’Andrea