Vittime del Doverecoronavirus_vittime_del_dovere

La figura di “Vittima del dovere” sorta formalmente nel 2005 sulla legislazione delle Vittime del terrorismo e della criminalità, prevede consistenti benefici per chi è rimasto vittima (per morte, infortunio o malattia) in occasione di servizi d’ordine pubblico, oppure in operazioni di soccorso. Vi è un’ulteriore qualifica di Vittima del dovere, ovvero quella di chi ha perso la vita o ha riportato invalidità permanenti per le particolari condizioni ambientali in cui ha operato.

Non vi è dubbio che l’epidemia così diffusa (pandemia) da Coronavirus che ha colpito l’intero territorio nazionale possa essere inquadrata fra le cause che possono far qualificare il personale sanitario deceduto a causa del virus contratto in servizio, come Vittima del dovere.

La procedura per il riconoscimento apparentemente è abbastanza semplice: occorre inoltrare la domanda al Ministero competente produrre l’utile documentazione, il cui esame è demandato ad una apposita Commissione e in definitiva poi ad un Comitato di valutazione, per poi essere seguita da un decreto del Ministro. In caso positivo si apre poi una seconda fase diretta a “materializzare” i benefici dovuti (pensione, assegni e altro ancora) con la liquidazione da parte dell’INPS. In caso di esito infausto della procedura è necessario rivolgersi al Giudice per la tutela dei propri diritti; tuttavia è giusto ricordare che la domanda mal rivolta al Ministero o un errore nell’iter può pregiudicare (a volte definitivamente) i diritti di colui che merita di essere dichiarato vittima del dovere. Per questo è consigliabile rivolgersi ad uno studio legale esperto nel settore per essere assistiti fin dalla predisposizione della domanda al Ministero.